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Home » Processo Cerberus, parla Rosario Barbaro: "Per il Comune lavorammo anche gratis" Processo Cerberus, parla Rosario Barbaro: "Per il Comune lavorammo anche gratis"Processo Cerberus, parla Rosario Barbaro: "Per il Comune lavorammo anche gratis"
Milano, 28 gennaio 2009 - "Dal Comune di Buccinasco non abbiamo mai preso un soldo. L'amministrazione ci incaricò dei lavori in via Resistenza ma non volle pagarci perché aveva contestato in nostro intervento dicendo che la terra utilizzata era inquinata. Ma in altre occasioni uomini del Comune ci chiesero di aiutarli per piccoli lavori che abbiamo eseguito gratuitamente". Nell'aula della Settima sezione penale del Tribunale di Milano parla Rosario Barbaro, imputato con l'accusa di associazione mafiosa insieme al fratello Salvatore e al padre Domenico. Il pm Alessandra Dolci procede con l'esame dell'imputato che racconta i suoi inizi con ruspe e bilici. Dalla prima società, la ditta individuale Rosario Barbaro nei primi anni novanta, alla carcerazione per droga qualche anno più tardi. Poi la messa in liquidazione della società per motivi finanziari e l'ingresso nella Mo.Bar insieme al padre Domenico. Un'azienda che per anni s'è occupata del movimento terra nella zona di Buccinasco e di tutto l'hinterland di Milano e le cui vicende sono ora al centro dell'inchiesta Cerberus sul gruppo Barbaro-Papalia. Rosario, detenuto dal luglio del 2008, ha parlato anche dei lavori svolti per conto del Comune di Buccinasco. Dall'intervento di via Resistenza, dove l'amministrazione autorizzò la copertura con terra di coltivo di un'area verde, fino a "piccoli lavori" eseguiti a titolo gratuito. In via Resistenza diede incarico ai Barbaro di ricoprire l'area con 5 centimetri di terra di coltivo, terreno vergine. "Poi l'allora sindaco Maurizio Carbonera attraverso il geometra che si occupava della pratica mi chiese di aumentare la copertura fino a 25 centimetri - ha raccontato Rosario Barbaro in aula -. A lavori finiti ci fu un contenzioso con il Comune: dissero che il terreno utilizzato era inquinato. Così non pagarono mai l'intervento svolto". Lavori per circa 38 mila euro, bloccati dopo la scoperta di cromo esavalente fatta dai tecnici dell'Arpa tanto che l'area finì sotto sequestro. Rosario Barbaro sostiene di avere incontrato due volte in tutta la sua vita l'ex sindaco Carbonera, sempre e soltanto per questioni di lavoro. Poi il maggiore dei fratelli Barbaro parla di un intervento eseguito con le proprie ruspe in via Salieri, la zona dove nel 2005 vennero ritrovati due bazooka nascosti accanto alla Tangenziale. "Un giorno incontrai l'ex sindaco Guido Lanati (in carica prima di Carbonera e in seguito assessore della giunta, ndr) che mi chiese se potevo dargli una mano: c'erano due mucchi di terra abbandonata e mi disse se potevo spianarli - racconta Barbaro -. Per me non c'erano problemi, gli chiesi l'autorizzazione ad accedere al cantiere. Gli dissi: fammi quattro o cinque giorni di permesso, e alla prima occasione vado. E così fece, dal Comune mi arrivò l'autorizzazione del capo dell'ufficio tecnico Fregoni ed eseguii i lavori". Racconta l'imputato che per quell'incarco la sua azienda non venne pagata dall'amministrazione: "Era un favore e lavorammo gratuitamente". Tra le parole di Rosario Barbaro spunta l'ennesimo riferimento a Pasquale Papalia e ai suoi lavori nel cantiere di Buccinasco più. "Lui - dice il figlio di Mico l'australiano - non poteva lavorare perché aveva pochi camion, mi pare fossero due". E dunque perché mai Adriano Pecchia volle a tutte i costi dare 24.000 euro al figlio del boss Antonio Papalia? Soprattutto facendo figurare quel denaro come manodopera effettivamente eseguita dalla Lavori stradali di Maurizio Luraghi. Ma Rosario Barbaro fa di più, confermando una frase detta dal fratello Salvatore, sul monopolio della 'ndrangheta nel campo del movimento terra. "Prima di tutto devono lavorare i nostri camion", sarebbero queste le parole dette da Salvatore Barbaro a Luraghi che po le riferisce a Rosario. (cg/dm)
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LA GIUSTIZIA E LE
LA GIUSTIZIA E LE REGOLE
mercoledi 10 febbraio a cascina Robbiolo via Aldo Moro, l'associazione Legal-Mente organizza un incontro con Gherardo Colombo alle 21.15.
Il tema è per l'ex giudice un classico, lo scopo del suo vivere oggi: SENSO DELLA GIUSTIZIA E RISPETTO DELLE REGOLE.
Un giudice che ha sempre e solo parlato con le sentenze. Poche e molto misurate le sue presenze in TV.
Giudice che ha lasciato la magistratura perchè (sono sue parole):
"Mi sono dimesso perchè .. mi sono convinto che mi sarebbe stato impossibile contribuire a rendere l'amministrazione della giustizia meno peggio di quello che è".
".. mi sono convinto che sarebbe stato utile girare per le scuole, per le università, parrocchie circoli e in qualunque posto mi invitassero a dialogare sul tema delle regole."
"Non può funzionare la giustizia se il rapporto fra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dalla incomunicabilità"
"La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perchè delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà".
"Perchè la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto. "
"Mi sono dimesso per portare il mio granellino di sabbia sulla strada del cambiamento".
(Parole sue, dalla prefazione del suo libro SULLE REGOLE, edito da Feltrinelli)
Una bella iniziativa di cui ringraziamo Legal-Mente.
Un invito a partecipare rivolto a tutti: per capire, per apprendere, per ringraziare un semplice grande italiano.
Un italiano di cui il nostro Paese deve essere orgoglioso e riconoscente.
Le regole e la
Le regole e la responsabilità
L’incontro di ieri con l’ex giudice di mani pulite organizzato da Legal Mente, e stato un successo, con grande partecipazione e vivo interesse.
Colombo si rivela un bravo interlocutore che incalza con domande ripetute girando fra il pubblico.
Intende mettere a fuoco il suo tema caldo: le “regole”.
Il rispetto delle regole e la conseguente necessità, l’obbligo per noi tutti, per i Cittadini che ne deriva in termini di responsabilità personale, individuale.
Una critica vivace e per questo incisiva della malattia del diffuso interpretare la Democrazia come delega assente, che diventa strapotere della Politica, che rappresenta il baco nella mela che tutto corrompe.
Colombo ci indirizza all’impegno personale, ad essere partecipi e presenti: la responsabilità comporta il dovere di esercitare attivamente la Democrazia, di non limitarsi al “lamento”, alla critica, di partecipare alla costruzione del suo rinnovarsi.
Colombo ci chiede di rispettare le regole per pretendere che le regole siano rispettate da tutti gli “eletti”: eletto vuol dire “scelto” per un incarico e la scelta nel tempo può e deve cambiare.
La scelta fatta con l’elezione non deve essere per sempre: se i politici non cambiano mai è perché i Cittadini li eleggono; I Cittadini deleganti si lamentano e nello stesso tempo li rieleggono perpetuando le condizioni che lamentano.
Una lezione di Democrazia partecipata, perché la partecipazione comporta la responsabilità e questa il rispetto diffuso delle regole.
Dal rispetto delle regole nasce e si costruisce la Giustizia, la Legalità.
La Libertà non è star sopra un albero; la Libertà è partecipazione… cantava il Signor G.
Un dibattito aperto e coinvolgente, senza una accusa a potenti di ieri o di oggi; una chiamata alla responsabilità che riguarda non solo i presenti; rivolta a tutti i Cittadini.
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